LE MIE LETTURE DI AGOSTO


Trascorrere tutto agosto (ma diciamo pure tutta l’estate!) a casa può avere qualche vantaggio, seppur non molto evidente. Senza troppe distrazioni esterne, uscite, corsi e altro mi sono potuta dedicare a pieno ritmo alla lettura e lanciare nella scoperta di uno di quei tomi che possono mettere timore, visto il numero di pagine non proprio irrilevante. Qualche racconto, una vecchia conoscenza e una nuova scoperta particolarmente entusiasmante.

pederiali

Giuseppe Pederiali
L’Osteria della Fola
Garzanti
9.00€

★★★

Un libro consigliatomi da Mara in occasione di una serata di letture e particolarmente apprezzato.

I racconti di Pederiali corrono continuamente sul confine tra il fantastico e il reale, tra la leggenda e la vita vera. Animali e mostri della tradizione contadina popolano le storie di vita. Draghi, rospi giganti e volatili ghiotti di vino si inseriscono senza creare grossi stupori tra scampagnate in campagna e battute di caccia.

Originario di Finale Emilia, in provincia di Modena, Giuseppe Pederiali narra di gente comune delle campagne emiliane, giù nella bassa con qualche incursione in collina. Il presente e il passato si intrecciano continuamente, si passa dal Medioevo al dopoguerra, agli anni ’60 mantenendo però le stesse atmosfere e le stesse ambientazioni, che inevitabilmente prendono tinte color seppia.

La voce popolare, al tempo stesso frizzante e senza fronzoli restituisce spaccati divertenti e talvolta commoventi dell’Emilia di paese, che parla ancora in dialetto e si anima all’idea di correre in spiaggia a vedere una compaesana in bikini… la prima della loro vita.

L’Osteria della fola è una lettura spassosa, perfetta per animare una bella serata di bevute in compagnia e per ritrovare un po’ di quel sapore della bassa emiliana dei tempi andati.


haruf

Kent Haruf
La strada di casa
NN Editore
18.00€

★★★

Siamo ahimè lontani dalle splendide pagine di Vincoli e Canto della pianura, che a mio parere rimangono i due capolavori inavvicinabili di Haruf, ma purtroppo lo siamo anche da quelle degli altri libri, in cui il talento e la firma dell’autore non erano mai venuti meno. Ma un piccolo scivolone lo possiamo concedere anche a Haruf, peccato solo che capiti proprio con l’ultimo titolo che mai leggeremo di suo.

Siamo sempre nella ormai mitica cittadina di Holt, Colorado, in un arco di tempo che va dai primi anni ’60 agli anni ’80 inoltrati. Jack Burdette torna in paese dopo 8 anni di assenza e il suo arrivo è destinato a portare non poco scompiglio.
Il libro in realtà è un lunghissimo flashback a partire dall’infanzia di Burdette, fino al momento della sua partenza. Le cattive azioni si susseguono una dietro l’altra ma nonostante questo tutti sembrano adorarlo e ne cercano la compagnia. Ma Jack ne combina veramente una dietro l’altra e l’ultima è più grave delle altre, o almeno lo è agli occhi dei suoi concittadini, che non sono pronti a perdonarlo tanto in fretta.

Kent Haruf vanta sempre una grandissima capacità di tratteggiare personaggi e ambientazioni con poche parole e la sua Holt presenta sfaccettature anche molto diverse tra loro. Tra i suoi abitanti non mancano le teste calde, persino i poco di buono, ma sono ampiamente compensati da chi dimostra grande generosità e valori alti. Non qui. Ne La strada di casa Holt è quasi irriconoscibile, i personaggi sono giusto abbozzati e cattiveria e rancore sembrano prevalere su tutto. L’unica a salvarsi è forse Jessie Burdette che un po’ ricorda Victoria de Il canto della pianura, ma qui il suo tentativo disperato di redenzione non mi ha convinta fino in fondo.

Per fortuna Haruf ha scritto altri cinque libri bellissimi, tutti capaci di regalare un viaggio straordinario a Holt, Colorado, e allora propongo di chiudere un occhio su questo un po’ meno riuscito e concentrarsi sul resto.


singer

I.J. Singer
La famiglia Karnowski
Adelphi
10.00€

★★★★★

Ogni tanto mi chiedo perché aspetto tanto a leggere certi capolavori! Perché è proprio di questo che si tratta.

Tre generazioni di Karnowski tra la fine dell’800 e la fine degli anni ’30. Famiglia ebrea di origine polacca, trasferitasi prima a Berlino sul finire del secolo XIX, poi a New York con l’inasprirsi delle persecuzioni naziste. David Karnowski, il capostipite della famiglia, è un commerciante e grande studioso dei testi sacri. Un uomo tutto d’un pezzo, pronto a battersi a parole per le sue idee e fiero fino al midollo. Il figlio Georg trascorre un’adolescenza ribelle, da studente negligente e poco applicato, ma grazie a una donna si innamora della medicina e per questa è pronto a mettere la testa a posto e fare carriera. Il più giovane è Jegor, ebreo per parte di padre e tedesco cristiano per parte di madre, cresciuto in piena ascesa del pensiero nazista. Le umiliazioni e l’isolamento riescono a tirare fuori il peggio dal ragazzino che prova a rinnegare con tutte le sue forze le proprie origini aspirando ad essere riconosciuto come ariano d’hoc.

Tre visioni molto diverse della vita, del mondo e della società, tre approcci diversi alle difficoltà e all’esperienza potenzialmente traumatica dell’emigrazione. Proprio quest’ultima tematica sconvolge per quanto siano universali le dinamiche che mette in moto, pronte a trasformare vite umane, così come città intere. Da quartieri interi popolati da comunità straniere ben precise, agli scontri tra immigrati recenti e quelli di vecchia data che, forti dell’esperienza accumulata nel tempo, non nascondono il proprio senso di inferiorità rispetto ai nuovi arrivati.

Sullo sfondo delle vicende familiari scorre la Storia, senza fare sconti a nessuno.
La prosa è fluida, il racconto entusiasmante, tanto da farne una vera chicca della grande letteratura del ‘900.

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