LE MIE LETTURE DI LUGLIO

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Ancora tanta natura tra le mie letture, anche se a luglio ho “viaggiato” parecchio da nord a sud. Qualche delusione, qualche riconferma e un amore che cresce sempre di più.


Gabrielle Filteau-Chiba
Nella tana
Lindau
12.00€

Probabilmente influenzata dalla voglia di aria libera, maggio l’ho dedicato interamente a letture di montagna e cammini. Proprio in quei giorni si è poi svolto il Salone del Libro via web e non potevo certo perdermi l’intervento di Paolo Cognetti che, guarda caso, intervistava Gabrielle Filteau-Chiba. Inutile dire che già solo questo è bastato a incuriorismi nei confronti di questo libretto di pochissime pagine, se in più ci aggiungiamo che il punto di partenza della storia si assomiglia molto a quello di Walden e ovviamente de Il ragazzo selvatico, si può ben capire come abbia immediatamente scritto a una delle mie librerie di fiducia per prenotare una copia de La tana. Grossissimo errore.

Proprio come Thoreau e Cognetti, dicevamo, Gabrielle lascia la città (nel suo caso Toronto), lascia gli agi, la famiglia e gli amici, acquista letteralmente un pezzo di terreno boschivo con una casupola che sembra essere poco più di una capanna e in pienissimo inverno pensa bene di trasferircisi, senza nessuna preparazione e senza aver quanto meno testato stufa e pannelli solari. Il volumetto copre il corso dei suoi primi cinque giorni in questo luogo, completamente isolato, che a grandissima fatica riesce a portare a una temperatura vagamente accettabile. L’autrice, ventenne, non ha dunque pensato a come produrre sufficiente calore per sopravvivere all’inverno canedese, ma non ha tralasciato di portare con sé abbondanti scorte di cibo, alcool e marjuana. Scopo dell’isolamento prevedibilmente sono l’intenzione di allontanarsi dalla società e dalla vita urbana, che Gabrielle disapprova con grande fervore (post-)adolescenziale e scrivere. Peccato che scrivere non le venga poi così bene, almeno a mio modestissimo parere. Il libro ha la struttura di un diario in cui l’autrice racconta a grandi linee queste cinque giornate, alternando vari pensieri pseudo-filosofici e pseudo-rivoluzionari, smentiti alquanto dall’apparizione delle ultime pagine.

In conclusione, libro assolutamente evitabile.


Alessandra-Beltrame

Alessandra Beltrame
Nati per camminare
Ediciclo
14.50€

★★★

Acquisto che rimandavo da un po’ e particolarmente in sintonia con la fase leggermente monotematica che sto attraversando.
Alessandra Beltrame è una giornalista friulana, che ha lavorato per diverse riviste e in gruppi editoriali di un certo rilievo; alcuni anni fa ha scoperto il suo amore per il cammino e da allora ne ha intrappresi diversi e ne ha fatto una vera e propria filosofia di vita. In questo libro, il suo secondo, ne elogia le qualità e i pregi e mi sembra che possa essere di ispirazione anche per chi ancora non si è avventurato su questa strada. O forse io sono di parte e già sufficientemente motivata sull’argomento, chissà.

La prosa è scorrevole e leggera e in questo, devo dire, si nota l’esperienza giornalistica dell’autrice. Si gioca molto con gli elenchi e sul ritmo che creano: tre o quattro aggettivi, tre o quattro sostantivi, tre o quattro azioni… un espediente a mio parere interessante, in particolare in lettura ad alta voce (ho già sperimentato!), ma in questo caso un po’ abusato. Così come purtoppo anche gli argomenti pro-camminata a un certo punto cominciano a risultare ridondanti e ripetitivi. Peccato, perché il libro è piacevole, l’argomento è interessante, ma forse poteva risolversi in meno pagine o invece poteva approfondire alcuni dei cammini che l’autrice ha intrappreso in questi anni.
Due paroline poi sull’edizione che merita un vero e proprio plauso, copertina compresa.


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Mario Rigoni Stern
Uomini, boschi e api
Einaudi
10.50€

★★★★★

Mario Rigoni Stern… devo aggiungere altro?!
Scherzi a parte, la mia passione per questo autore aumenta a ogni pagina letta. La sua capacità descrittiva, la sua delicatezza, profondità, il suo linguaggio colto ma al tempo stesso semplice, l’amore per la natura, di cui sembra conoscere ogni singola sfumatura, per le tradizioni antiche, per le piccole cose… persino quando parla di caccia riesce a non farmi inorridire o anche solo disapprovare. Insomma, era già tra i miei 4 o 5 autori preferiti, ma ora penso di poter dire che sia proprio IL preferito. Auguri ai prossimi avventori delle mie serate di lettura!

Come di consuetudine, tra queste pagine troviamo una serie di “racconti” di vita vera, di esperienze che l’autore ha realmente vissuto. Le tematiche sono sempre quelle a lui care, la natura, gli animali, la caccia, la vita di montagna… e anche i personaggi ritornano e svelano quanto di vero ci sia anche nei suoi “romanzi”.
Lepri e urogalli sembrano omnipresenti tra i suoi scritti, ma non mancano neanche pernici, coturnici, gufi e volpi. La cura stessa dell’orto e delle arnie richiama pratiche antiche e così lontane dalla frensia contempornea così propensa alla chimica e al sintetico. In inverno ripara le api con paglia e assi di legno, non certo con il polistirolo, agli antibiotici e agli antiparassitari sostituisce la canfora naturale, coltiva le verdure con pratiche ancestrali.

Ma anche le relazioni umane seguono abitudini e tradizioni che risalgono chissà a quale secolo. La comunità che descrive sembra funzionare alla perfezione ed è davvero invidiabile, con una grande attenzione per gli anziani e con una perfetta integrazione intergenerazionale. Splendido il racconto sulla distribuzione della legna per l’inverno, su come l’operazione sia una ricorrenza annuale imperdibile, una giornata di lavoro intenso ma al tempo stesso quasi festiva per l’atmosfera che si genera, su come giovani e vecchi si dividano i compiti e come questi passino di padre in figlio mano a mano che il tempo passa.

Forse potrei riassumere tutto in un’unica parola: armonia.


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Jean Giono
L’uomo che piantava gli alberi
Salani
8.00€

★★★★★

Avevo letto diversi anni fa questo racconto, ma ammetto che non ricordavo granché e qualche settimana fa l’ho quindi ripreso in mano.
Quella del pastore Elzéard Bouffier è una di quelle storie che riescono a parlare a tutti, dai bambini agli adulti, e che trasmettono tanta positività.
Il libro è stato pubblicato nel 1953 ed è ambientato a cavallo tra le due Guerre, in Provenza, dove il narratore si imbatte casualmente in questo pastore che sembra essere molto più interesato alle piante che alle sue pecore. Elzéard Bouffier infatti passa la maggior parte della sua vita a raccogliere semi per le colline e a piantare alberi, là dove ci sarebbe solo pascolo e negli anni creerà veri e propri boschi che agli occhi dei più sembrano essere spontanei e che via via modificano il paesaggio. Persino i villaggi e la società si trasformano profondamente: da semplici zoticoni, scorbutici e poco di buono, le comunità diventano felici e vive, i paesi si popolano e prosperano.

Una fiaba allegorica, che già a metà del ‘900 richiamava al ritorno allla natura, ai valori e alle tradizioni ad essa legati, gli unici, forse, in grado di regalare felicità e soddisfazione.


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Tove Jansson
Il libro dell’estate
Iperborea
15.00€

★★★

Da tanto lo sentivo decantare e da tanto ne rimandavo la lettura. Ovviamente attendevo l’estate per potermi godere meglio queste pagine di Tove Jansson, l’autrice della fortunatissima striscia dei Mumin che qui parla di una nonna e di una nipotina che tracorrono ogni estate (ma in realtà molto di più dell’estate) su un isoletta di fronte a Helsinki.
Nel libro compaiono anche altri personaggi, ma sono solo comparse, compreso il padre della piccola Sofia, sempre presente pur senza mai proferire parola.

Con questa lettura penso di poter definitivamente attirare la disapprovazione dei più perché ho definitivamente capito che la letteratura nordica non riesce a colpirmi al cuore e non riesce mai a convincermi del tutto. Non odiatemi troppo!
Tende a essere estremamente frammentaria, senza un ordine cronologico, fredda fin troppo onirica e poetica… posso dire di averci provato con tutta la buona volontà, guidata dal grandissimo fascino che i paesi freddi continuano a esercitano su di me, ma credo che sia proprio giunto il momento di essere onesta, con me stessa e con gli altri. In letteratura preferisco altre latitudini!

Detto ciò, non posso scartare completamente questa lettura: Sofia e soprattutto la nonna sono davvero sorprendenti nelle loro eccentricità, nell’anacronistico (il libro è del 1972) conservatorismo della bambina e nella ribellione all’avanguardia della nonna. Il libro forse è più una raccolta di aneddoti e storie delle loro estati che non un vero e proprio romanzo e alcuni dei capitoli sono davvero esilaranti, alcuni persino toccanti. Credo che sarebbero perfetti anche da leggere ad alta voce ai bambini, che si divertirebbero certamente. Quindi sì, Il libro dell’estate è un bel libro, piacevole, leggero e simpatico, ma sento che non riesce ad andare oltre con me.

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