IL BUIO OLTRE LA SIEPE

Harper-lee

Harper Lee
Il buio oltre la siepe
Feltrinelli
9,50€


Fin da bambina ho sentito nominare Il buio oltre la siepe ma non ho mai pensato di leggerlo. Non so perché. Da ragazzina, la maggior parte dei titoli me li suggeriva mia sorella, più grande di me di 5 anni e mezzo, grande lettrice… ma evidentemente anche lei è arrivata ad Harper Lee molto più tardi. Peccato, o meglio, bene, così mi sono potuta godere appieno questo classico del ‘900 da adulta.

Scout è una bambina di 6 (poi 7 e 8) anni, ha un fratello più grande di 4 anni, Jem, un papà avvocato, Atticus Finch, e una cameriera di colore, Calpurnia, che l’ha cresciuta in assenza della mamma, morta molto giovane. Siamo a Maycomb, una piccola cittadina dell’Alabama, tra il ’33 e il ’35, durante la grande depressione e ancora in epoca di forte segregazione razziale.
Mentre i bambini trascorrono le estati a giocare in giardino e a immaginare storie sul misterioso vicino di casa Boo Radley, che nessuno vede da anni, al padre viene assegnata la difesa di Tom Robinson, un uomo di colore accusato di aver violentato una ragazza dei bassifondi, ma bianca. La cittadina intera sembra schierarsi da una parte o dall’altra e il giorno del processo il tribunale è gremito di persone, adulti e bambini, ad ascoltare testimoni e avvocati.

Atticus Finch è un uomo dedito al lavoro, serio, composto e particolarmente riflessivo. Sono rari i momenti in cui si lascia andare a un gioco spensierato con i figli, pur nutrendo e trasmettendo loro grandi sentimenti di affetto, che per lo più dimostra trattandoli con rispetto e da adulti, responsabilizzandoli ma senza alzare quasi mai la voce. Scout e Jem leggono il giornale ogni sera insieme al padre, si tengono informati su ciò che capita intorno a loro, hanno opinioni proprie e usano il linguaggio forense con grande naturalità. Proprio grazie alla capacità maturata di ragionare con la propria testa, i due bambini sembrano più a proprio agio con gli adulti (almeno quelli più illuminati) del vicinato che non con i propri coetanei, fatta esclusione per Dim, che trascorre le estati a Maycomb da una zia.

Il romanzo è uscito nel 1960 e l’anno successivo ha vinto il Premio Pulizer per la narrativa. Da allora è stato tradotto in diverse lingue ed è diventato uno dei classici del ‘900 più letti in tutto il mondo.
Harper Lee si è dichiaratamente ispirata alla storia della propria infanzia per le ambientazioni e le relazioni familiari, mentre i fatti di cronaca si rifanno al caso degli Scottsboro Boys, un gruppo di nove adolescenti afroamericani che nel 1931 furono accusati ingiustamente di stupro su un treno, nei confronti di due prostitute bianche.

Negli Stati Uniti del sud degli anni ’30 è ancora molto accentuata la segregazione raziale: la comunità di colore di Maycomb è interamente impiegata in lavori umili, per lo più è analfabeta, ha una propria chiesa con un suo rito particolare, sue tradizioni e spazi a lei destinati.
In realtà anche tra i bianchi ci sono differenze spiccate, tra chi, come i Finch, fa merenda con torte di ogni specie, ha una bella casa e può dedicarsi interamente allo studio e chi invece non ha di che mangiare a pranzo e a metà anno scolastico è costretto a lasciare la scuola per occuparsi dei campi insieme alla famiglia.
In una società dominata dai pregiudizi, il processo di Tom Robinson non può che scatenare un gran scompiglio, coinvolgendo anche i Finch, che attirano su di loro sguardi e commenti dell’intera cittadina.

Un romanzo di formazione dunque, capace di parlare di temi importanti e ancora estremamente attuali. Il razzismo, certo, ma anche il bullismo, il ruolo e l’immagine della donna, il divario tra ricchi e poveri…
Scout è una bambina “ribelle” per i canoni dell’epoca: ama indossare la tuta anziché gonne e vestitini, le piace scorazzare in giardino insieme al fratello e dice pure le parolacce, mentre tutti (o quasi, il padre rimane sempre su una posizione neutra) si aspetterebbero da lei che fosse una perfetta “signorina”.
E a quanto pare a una signorina non è consentito essere se stessa.

L’intera storia è racconata in prima persona, per voce di Scout ormai adulta, che anche nel ricordo conserva la spontaneità e l’innocenza della bambina che era.
Un romanzo indimenticabile, adatto a tutti, ragazzi e adulti, per lasciarsi conquistare dalla famiglia Finch, dal “fantasma” di Boo Radley e dalla voglia di giustizia che scalpita fino all’ultima parola.

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