LE MIE LETTURE DI GIUGNO

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Il caldo di giugno ha rallentato un po’ i miei ritmi, anche quelli di lettura e pazienza… purtroppo però sono mancate grosse soddisfazioni anche dal punto di vista della qualità e questo mi dispiace parecchio. O meglio, avevo iniziato bene, ma poi mi sono arenata strada facendo. Per fortuna che luglio è iniziato sotto ai migliori auspici e per il resto dell’estate ho programmi a dir poco esplosivi!

Charles D’Ambrosio
Il museo dei pesci morti
(Minimum Fax)
9.00€

Una raccolta recuperata e terminata a puntate, come solo i racconti ti permettono di fare. Uno dei punti forti di questo “genere” letterario ancora un po’ bistrattato da molti è proprio questo, che puoi leggere un racconto alla volta, senza impegno. Ancora troppo abituata all’organicità del romanzo e al bisogno di terminarlo in tempi più o meno brevi, fatico ancora a entrare nella giusta ottica, cosa che però mi risulta spontanea mentre faccio ricerca e studio per le letture ad alta voce.

Charles D’Ambrosio l’avevo conosciuto già ne Il suo vero nome e avevo già apprezzato il suo stile pieno, ricco di descrizioni e particolari per far assaporare al lettore tutta la gamma di emozioni. Anche in questo caso mi sono immersa fino al collo nella fatica di vivere di personaggi problematici, infelici e feriti. La famiglia rimane lo scenario privilegiato dei racconti di D’Ambrosio, che la osserva da vari lati, ma pur sempre tutti malati: padri e i figli, nipoti, coppie, fratelli si confrontano e talvolta annaspano in cerca di approvazione, di uno straccio di sicurezza o di amore, intrappolati in una rete destinata a protrarre la sofferenza. Apparentemente si discosta da questo quadro Drummond e figlio (indubbiamente il mio preferito!) in cui prevale la dolcezza e al tempo stesso l’impotenza di un padre che accudisce il figlio con un ritardo mentale. Alla fine però ritroviamo anche qui lo stesso schema di ricerca spasmodica di amore, che è destinata a perpetuarsi all’infinito senza trovare risposta.

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Chris Riddle
Ottoline and the Purple Fox 
(versione italiana edita da Il Castoro)
14.90€

Un regalo di un paio di anni fa che avevo riposto in libreria senza trovare mai il tempo di prendere in mano. Ignoravo forse che mi avrebbe regalato una piacevolissima lettura leggera e divertente, tra quello che potrebbe forse definirsi il mondo ideale di tante bambine. Circondata da amici buffi, senza mamma e papà attaccati alle costole, ogni giorno pronta per una nuova avventura, il tutto infrangendo una serie di noiose regole del genitore perfetto, Ottoline ci fa entrare nella sua vita e ci accoglie con tutta la sua magia. Il libro fa parte di una serie e al suo interno si trovano anche consigli e istruzioni per alcuni possibili giochi.
I testi sono brevi e poco impegnativi, adatti anche a lettori alle primissime armi, mentre i disegni sono eleganti e il bianco e nero è spezzato solo dal viola, nelle sue varie gradazioni.

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Laura Forti
L’acrobata
(Giuntina)
12.00€

Presentato a La confraternita dell’uva una settimana fa insieme all’autrice e a Serena di Follow the Books, L’acrobata è un romanzo epistolare tra una nonna e suo nipote. Attraverso le email viene narrata la storia della famiglia per diverse generazioni, una storia di emigrazioni, dalla Russia all’Italia prima, dall’Italia al Cile poi e infine dal Cile alla Svezia. Dall’oppressione zarista a quella fascista a quella militare, persone diverse, emozioni altrettanto diverse. Chi preferisce scappare, dalla violenza, dalla paura, da se stesso, chi invece preferisce tornare e combattere, a costo di mettere in pericolo la propria stessa vita.

Quest’anno il Cile continua a tornare tra le mie letture, con declinazioni anche molto diverse tra loro, ma pur sempre stimolanti per affrontare un capitolo della Storia del ‘900 che ha segnato così profondamente un Paese e che purtroppo ha tratti in comune al nostro passato e, ahimè, al nostro presente. Una Storia che no dovremmo mai stancarci di riesumare e ripassare.

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Auður Ava Ólafsdóttir
Hotel Silence
(Einaudi)
12.00€
  
Ancora una storia di partenza, di genitorialità “a distanza” e di coppie separate per l’islandese
Auður Ava Ólafsdóttir. Pur non avendo letto tutti i suoi libri (ma quasi), a ogni sua nuova uscita riesce sempre a incuriosirmi, con quella malinconia quasi insita nei suoi personaggi, spesso in fuga alla ricerca di una serenità interiore che talvolta può sembrare letteralmente irraggiungibile, per poi riuscirla però a trovare inaspettatamente.
Il personaggio di Hotel Silence è un uomo di 49 anni, da poco separato e con una figlia ormai adulta. Completamente disorientato e sommerso di ricordi che escono dalle pagine di vecchi diari, lascia tutto e se ne va in un paese del sud appena uscito dalla guerra, dove pensa di suicidarsi. Come in altri scritti della Ólafsdóttir, gli incontri del tutto singolari che farà in viaggio saranno decisivi per il suo destino.
Un libro strano (non trovo altri aggettivi per definirlo), che scorre veloce, ma che non sono riuscita a cogliere fino in fondo. Un libro che non ha lasciato grandi segni e che probabilmente dimenticherò presto.

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