LE MIE LETTURE DI APRILE

libri

Le poche e letture di marzo, spezzettate e difficilmente portate a termine, hanno lasciato il passo a un aprile ricco di spunti e pagine macinate, talvolta divorate.

Prima di entrare nel vivo di titoli e impressioni, una breve premessa: in seguito a un vago tentativo di ordinare la libreria di casa mi sono accorta del numero spropositato di libri accumulati negli ultimi mesi e ancora in attesa di essere letti. Non amo la foga da acquisto compulsivo, che si tratti di vestiti, oggetti vari o libri poco importa! Proprio per questo ho deciso che nei prossimi mesi darò la precedenza a quanto già presente a scaffale, limitando all’osso nuovi acquisti (eccezion fatta per qualche libro in spagnolo, al Salone di Torino), specialmente quelli dettati dalla moda del momento o influenzati da operazioni di marketing sempre più aggressive e omologanti anche in ambito letterario. Anche con la carta stampata opto per un consumo consapevole! Ovviamente in questa scelta non c’è niente contro le librerie, in special modo quelle fisiche e indipendenti, che continuo a sostenere quanto più possibile… consideratela una piccola pausa per ritrovare ritmi più umani.

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Anne Cathrine Bomann
L’ora di Agathe
(Iperborea)
15.00€

A metà tra il diario e il racconto breve, L’ora di Agathe non mi ha colpita particolarmente.
Il protagonista, psicanalista ormai prossimo alla pensione, nella Parigi anni ’30, incontra gli ultimi pazienti della sua carriera, tra demotivazione, sfiducia in se stesso e nelle proprie doti professionali, disincanto e disinteresse per il mondo. Una vita triste, solitaria e piuttosto vuota, fatta eccezione per il lavoro.
L’atmosfera mi ha richiamato immagini e sfumature di Sostiene Pereira, senza però arrivare a toccare corde così profonde come il capolavoro di Tabucchi.

Il ritmo è poco incalzante, lo stile asciutto e le emozioni in gioco davvero poche, considerato che ci troviamo sul lettino di uno psicanalista. Certo, è il protagonista stesso a esserne carente, non ci si dovrebbe quindi aspettare niente di diverso.
Ma ciò che mi ha lasciato più interdetta è la scelta dell’ambientazione, bizzarra per una scrittrice danese, senza però avere un significato per la storia in sé. Perché Parigi e perché gli anni ’30? La psicanalisi non è certo esclusivamente legata a quell’epoca e certo non a quei luoghi che, per altro, non vengono in alcun modo accennati o tanto meno approfonditi. Insomma, mi è sembrato più un capriccio che non una scelta pensata e sensata.
Come sempre bellissima la copertina firmata Iperborea, ma una lettura a mio avviso superflua.

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dove-finisce-terraDésirée e Alain Frappier
Là dove finisce la terra
(ADD)
19.50€

Un piccolo capolavoro!
Attraverso la matita e i testi di Desirée e Alain, scopriamo la vita di Pedro raccontata in prima persona, tra il ’48 e il ’70, fino all’ascesa di Salvador Allende. Siamo a Santiago del Cile e gli eventi storici del Paese si intrecciano inesorabilmente alle vicende politiche e sociali di tutto il Pianeta. L’egemonia americana sul mondo, le pressioni e le enormi (leggi pure atroci) responsabilità degli Stati Uniti nelle sorti del Centro e Sud America, il successo e il modello di Cuba, la guerra in Vietnam, le lotte studentesche, le Olimpiadi del Messico e tantissimo altro. In mezzo a tutto questo si inserisce la storia del Cile, con le sue battaglie interne, i suoi contrasti politici e sociali. I democristiani di Frei, i socialisti di Allende, gli studenti del Mir, i ricchi delle villone, i contadini e i poveri delle baraccopoli. Poi c’è la violenza e c’è il sogno di un mondo più giusto.

Bellissimi anche i disegni, che accompagnano la narrazione e le denunce, senza però prendere il sopravvento, né rubare la scena alle parole. Particolarmente toccanti le pagine a sfondo nero per parlare del buio e della tragedia di determinati periodi, da ultimo il Golpe del ’73 e le vittime della dittatura di Pinochet.

Un libro coltissimo, per le citazioni, i riferimenti, la profondità dei dialoghi e dei ragionamenti che tanto si contrappongono a certa leggerezza e superficialità dei giorni nostri.

Pare che gli autori stiano preparando il seguito, speriamo che esca prestissimo!
(Nel frattempo su Instagram vi farò vedere qualche disegno tra le storie).

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Charles D’Ambrosio
Il suo vero nome
(Minimum Fax)
14.00€

Iniziata e quasi finita a marzo, poi ripresa in queste settimane, la seconda raccolta di racconti di Charles D’Ambrosio mi ha sorpreso ogni pagina di più. Ho avuto la fortuna di scoprire questo autore durante un corso de La McMusa e me ne sono immediatamente innamorata, al punto da dedicarvi l’appuntamento de la Sere vi legge di marzo. Un vero peccato che in Italia sia poco conosciuto e che quella sera foste in pochissimi!

Le tematiche e le ambientazioni ricordano molto quelle di Carver, ma la prosa se ne discosta parecchio, per niente asciutta, ricca di particolari, descrizioni e soprattutto emozioni. Rimangono tuttavia le famiglie sfasciate, la malattia, l’alcol, la tristezza in tutte le sue varianti (dalla semplice malinconia alla vera e propria disperazione), la solitudine, la relazione padre-figlio… il tutto collocato nell’immensa, quanto desolata, provincia americana.
La vita familiare di D’Ambrosio stesso è segnata da eventi tragici, quali il suicidio di un fratello e il ricovera di un altro, schizofrenico. Nei suoi racconti tornano spesso questi temi, a volte uno, a volte l’altro, mentre Casa in vendita li riunisce entrambi.

Pagine dolorose, che spingono a grandi riflessioni… pagine bellissime.

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Paolo Nori

Si sente? Tre discorsi su Auschwitz
(Marcos y Marcos)
12.00€

La voce di Paolo Nori riesce a meravigliare anche toccando tematiche per nulla leggere, come quelle dei tre discorsi raccolti in questo libretto, pronunciati a Cracovia in occasione di Un treno per Auschwitz, la manifestazione organizzata dalla Fondazione Fossoli che portava numerosi studenti delle scuole superiori della provincia di Modena ad Auschwitz.
L’estate scorsa avevo già avuto modo di leggere il primo brano e l’avevo apprezzato tantissimo. Qui trovate una breve recensione.
Il secondo discorso parla del concetto di vendetta, con le sue solite citazioni e autocitazioni, spezzoni di discorsi pronunciati in altre occasioni, brani tratti da altri suoi libri, aneddoti e persino un racconto di Gianni Rodari. E allora vi propongo anch’io qualcuna di quelle citazioni, perché meritano più di una riflessione.

Da Noi la farem vendetta:

«Qual è la punizione migliore? […] Ecco, io lo so, qual è la punizione migliore, mi sembra. La punizione migliore è guardarlo e pensare. La tua punizione è essere quello che sei.»

Da A comprare la città di Stoccolma di Gianni Rodari:

«[…]ogni bambino che viene in questo mondo, il mondo intero è tutto suo, e non deve pagarlo neanche un soldo, deve soltanto rimboccarsi le maniche, allungare le mani e prenderselo»

Dal discorso Cosa ci possono fare:

«[…] io ci leggo due cose, la prima è che questa piazza qui, la piazza dei Teatri, è di tutti, e tutte le piazze e le strade e i viali di Reggio Emilia e di tutte le città dell’Emilia e dell’Italia e del mondo, sono di tutti, la seconda che non bisogna avere paura»

L’ultimo brano è un invito ad imparare a vedere le cose come se fosse la prima volta, con quello stupore e quella mancanza di aspettative e di abitudine che ci permette di osservare anche ciò che altrimenti ci scorre sotto agli occhi senza che ce ne accorgiamo neanche più.

Come sempre, il tono apparentemente scherzoso, spoglio di qualsivoglia aria da intellettuale, diventa un pretesto per parlare di argomenti anche molto seri, con grande tatto.
Un libretto che si presta molto per letture ad alta voce, ma anche a lavorarci in classe, con gli studenti. Quindi insegnanti, tutti a rapporto!

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Beppe Fenoglio
Una questione privata
(Einaudi)
12.00€

Da troppo tempo rimandavo la lettura di Beppe Fenoglio, poi qualche mese fa mi sono capitati tra le mani alcuni suoi racconti all’interno della raccolta Racconti della Resistenza e ho deciso che non potevo più aspettare.

La storia di Milton, apparentemente una storia d’amore, quasi picaresca, parla in realtà della Resistenza nelle Langhe, dei Partigiani che le popolavano nascosti nei boschi, talvolta divisi per colore e fazione, ma al tempo stesso pronti a combattere per un fine comune: sconfiggere i fascisti. Badogliani e comunisti, azzurri e rossi, frastagliati in tante brigate, ragazzi giovanissimi e meno giovani, gente del luogo che si conosce da sempre, da ben prima della guerra. La geografia comune a Pavese, Canelli, Belbo… in due parole le Langhe, che non conosco, ma che pian piano mi sembra di visualizzare tra le pagine di questi due grandi autori.

La tensione narrativa di questo breve romanzo è tenuta alta dalla ricerca spasmodica di Milton, una corsa contro il tempo per trovare un prigioniero da scambiare con l’amico Giorgio. Una ricerca che sembra avere poche speranze fin dall’inizio ma che ti fa tifare per lui fino all’ultimo, fino a quelle quattro pagine finali di fuga e di corsa, che scorrono veloci, piene di affanno e di vera commozione.

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Nessuna risposta

  1. Valeria ha detto:

    Quante belle letture! "Una questione privata" l'ho letto l'anno scorso e anche a me ha molto colpito la descrizione di vita dei partigiani spersi nei boschi, una situazione tutt'altro idilliaca rispetto a quello che mi sono sempre immaginata! Mi incuriosisce D'Ambrosio, dato che lo associ a Carver, non ho letto nessuno dei due ma Carver me l'hanno consigliato qualche tempo fa però visto il problema dei troppi libri accumulati che perseguita anche me lo rimando sempre.

  2. la Sere legge ha detto:

    Ah ah, temo che il "male" delle pile di libri accumulati sia comune a molti. 😉
    Per quanto riguarda Carver e D'Ambrosio, io ti consiglio di recuperarli, quando capita. Il bello dei racconti è che ne puoi leggere anche solo uno ogni tanto!

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