LE MIE LETTURE DI FEBBRAIO

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Quattro letture molto diverse l’una dall’altra, una raccolta di saggi, una di racconti, un romanzo contemporaneo e un classico.

Libri interessati, in preparazione di una lettura o di una presentazione, compiti a casa per il gruppo La confraternita dei lettori e una serie di racconti centellinati e gustati senza fretta.

Michelangelo Antonioni e Julio Cortázar

Io sono il fotografo. Blow Up e la fotografia
(Contrasto)
24.9€

Come potrà immaginare chi mi segue, questo libro è arrivato tra le mie mani mentre mi preparavo per la lettura Cortázar in Cineteca che, neanche a farlo apposta, ripercorreva lo stesso accostamento qui proposto, tra il racconto Le bave del diavolo di Julio Cortázar e il film Blow Up di Michelangelo Antonioni.

Oltre al racconto integrale dell’autore argentino, il volume raccoglie una serie di saggi sul film, su come è nata l’idea, come è stata sviluppata e messa in pratica e su possibili chiavi di lettura. Gli articoli sono firmati, tra gli altri, da .-..
Ricco anche l’apparato fotografico del libro, con foto di scena e copie della sceneggiatura originale di Antonioni. In chiusura troviamo invece un’interessante e originalissima intervista di Moravia ad Antonioni stesso, in cui i due artisti parlano di…..

Una raccolta interessante che, oltre a intessere legami tra due opere di grande spessore, riesce anche a chiarire e approfondire vari aspetti della visione del regista, della sua capacità di prevedere ciò che stava solo iniziando a succedere nella società degli anni ’60 e a sviscerare almeno alcuni degli elementi più innovativi e grandiosi della pellicola.

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Chiara Marchelli
La memoria della cenere
(NN Editore)
18.00€ 

Il nuovo romanzo di Chiara Marchelli che io e Francesca abbiamo presentato a La confraternita dell’uva la settimana scorsa, insieme all’autrice.
Un libro intimista, di rinascita e di riscoperta di se stessi.
Ve ne parlo approfonditamente qui.

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a cura di Daniele Pedullà
Racconti della Resistenza
(Einaudi)
13.00€ 

Una raccolta tematica, di quelle belle, edite da Einaudi (vedi i Racconti di montagna che ho letteralmente amato), per ripercorrere la Resistenza in giro per il nord Italia. Suddivisi per regione e poi per autore, i racconti presentati da Daniele Pedullà narrano la guerra civile da diversi aspetti e punti di vista. Chi ha partecipato in prima linea, chi invece ne ha solo sentito parlare, chi ha coscientemente deciso di prendervi parte, chi ha preferito rimanerne fuori, chi stava combattendo altrove. Tra queste pagine c’è ovviamente tanta montagna, con i suoi ritmi, le sue leggi, ma compare persino Bologna, con la battaglia di Porta Lame narrata da Renata Viganò. Si sente forse l’impegno a voler tenere viva la memoria, diventa quasi un obbligo verso chi non ce l’ha fatta ed è morto sul campo di battaglia.

Tra i tanti racconti proposti, alcuni mi hanno colpita più di altri:

Ultimo viene il corvo di Italo Calvino (dalla raccolta omonima)
Ma anche gli altri due proposti dell’autore.
Calvino riesce a farci conoscere un mondo incantato, fiabesco, persino parlando di Resistenza. Emerge la potenza della natura e di tutti i suoi abitanti, animali compresi, che dialogano liberamente con gli uomini. Una voce diversissima da tutte le altre della raccolta, come sempre originale e sorprendente, come Calvino sa sempre essere.

Il labirinto di Giorgio Caproni
Fin dalle prime righe si avverte il gelo, lo spaesamento, la fatica di avanzare in mezzo alla bufera di neve, in pericolo di fronte al nemico che potrebbe essere in agguato, nascosto nella nebbia. Sembra quasi di trovarsi in un girone di Dante, più che in montagna,
Nei racconti di Caproni tornano più volte alcuni elementi, declinati in modo vagamente diverso da una volta all’altra, ma senza una sostanziale rielaborazione. Ritroviamo sempre l’uccisione di alcuni partigiani, a causa di un’imboscata o di una spia e i corpi dei morti vengono sempre sfregiati dal tenente fascista, che lascia l’impronta dei suoi tacchi sul viso dei cadaveri in segno di disprezzo. Infine i nomi sono sempre gli stessi, cambiano solo i ruoli: Pantera, Sardegna, Tredici…

Golia di Beppe Fenoglio
Anche qui non voglio togliere nulla agli altri racconti proposti, ma qui la figura del tedesco Fritz, prigioniero di guerra, ma che via via perde quell’aura di nemico e sembra venir accolto nella comunità. Traspare qui quella nota di umanità che la guerra vorrebbe annullare, ma che ogni tanto è più forte di ogni altra cosa e riesce a sopravvivere, almeno nei piccoli gesti, come l’offerta di un bicchiere di vino dolce.

Polenta e formaio zè bon! di Mario Rigoni Stern
L’unico racconto non ambientato durante la guerra. Assistiamo al ritorno sui luoghi di battaglia, quasi un pellegrinaggio, da parte di due giovani mandati dal nonno.
Mario Rigoni Stern riesce sempre a toccare corde profonde dentro di me e qui è riuscito a commuovermi fino alle lacrime. I racconti del casaro in cui la ragazza ritrova il nonno, l’incontro con Aramis… impossibile non immedesimarsi e non tornare ai racconti di guerra di mio zio che ha vissuto la terribile esperienza del lager: lui non è riuscito a trasmetterci veramente la potenza di una tale tragedia, ma con quale violenza mi è poi arrivata quando ho messo piede a Dachau e ad Auschwitz.

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Honoré de Balzac
Louis Lambert
(L’Orma)
15.00€

Non certo una delle opere più conosciute di Balzac, ma molto cara allo scrittore che ci ha lavorato a più riprese per quindici anni.

Di famiglia modesta, Louis Lambert scopre presto la lettura attraverso i libri sacri e sviluppa una grande passione per la conoscenza. Grazie all’aiuto economico di Madame de Staël, a dodici anni viene mandato nel collegio degli oratoriani di Vendôme, regolato da una forte disciplina militaresca, cui il ragazzo si adatta malvolentieri. Il breve romanzo delinea con grande cura i tratti di questo fanciullo geniale, capace di porsi domande esistenziali di tutto rispetto e lanciarsi in teorie filosofiche altrettanto alte. Un ragazzo destinato a un futuro dai toni gloriosi se non fosse che la sua stessa intelligenza e sete di conoscenza ne consumeranno la mente fino alla follia.

Tanti gli elementi autobiografici che ritroviamo in Louis Lambert, le sofferenze infantili, i tormenti adolescenziali, così come la tensione intellettual-filosofica del personaggio. Diverso è, per fortuna, il destino di Balzac che, negli anni dell’università, trova una valvola di sfogo negli amici con cui può confrontarsi e uscire così dalla reclusione volontaria dei propri pensieri in cui rimane invece intrappolato Louis.

Se da un lato i passaggi filosofici non sono esattamente semplici da seguire, il legame fortissimo di amicizia tra l’io narrante e il protagonista riesce a toccare punte di poesia incredibile, prima fra tutte la scena di addio a Vendôme. Straordinario è anche il ritratto di gentilezza e bontà di alcuni personaggi, da Louis stesso (tutto cuore e cervello), allo zio, infine a Pauline… in contrapposizione alla durezza del collegio, delle punizioni, della separazione drastica di questi fanciulli dalle loro famiglie e poi della solitudine, che corrode tutto.

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Nessuna risposta

  1. Martin ha detto:

    Ciao 🙂

    Ottimi spunti per il mio prossimo giro in libreria! … Con Rigoni Stern hai chiuso alla grande.

    Grazie delle segnalazioni.

  2. la Sere che legge ha detto:

    Ciao Martin, mi fa piacere di averti suggerito qualche lettura! Eh, Rigoni Stern occupa un posto particolare nel mio cuore! 😉

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