BLANKETS

Blankets

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Blankets
AUTORE: Craig Thompson
EDITORE: Rizzoli Lizard
ANNO: 2003
PAESE: Stati Uniti
TRAMA: Dopo un’infanzia non proprio felice, a 17 anni Craig si trova a un campo giovanile cristiano e conosce Raina di cui si innamora perdutamente.

LE MIE RIFLESSIONI

Era un annetto che questo titolo mi ronzava in testa e ogni volta che passavo dalla Libreria Modo Infoshop di Bologna (fornitissima in materia di fumetto) lo sfogliavo tentata, ma alla fine il prezzo mi fermava sempre.
Tanto per cambiare non so bene perché mi affascinasse tanto: forse l’azzurro della copertina, forse il tratto di Craig Thompson o forse ancora l’idea di questo primo amore tra la neve e il freddo del nord degli Stati Uniti. Qualunque cosa fosse, mi ero fatta l’idea che si trattasse di uno di quei libri che poi per anni ricordi con una stretta al cuore e la lacrimuccia di emozione…

Insomma, a dicembre ho approfittato di uno sconto inaspettato e tutta felice me lo sono portato a casa. È rimasto un po’ lì in bella vista sulla libreria (tra la dimensione del tomo e la copertina fa la sua figura!), poi con l’anno nuovo l’ho letto… tutto d’un fiato, in due serate.

Si parte dall’infanzia di Craig Thomas, un fratello minore con cui divide persino il letto, compagni di scuola che lo sottopongono a catture da bulli e due genitori severi e particolarmente religiosi. Non può che fare tenerezza questo ragazzino che si rifugia nel disegno per trovare il suo paradiso e sopravvivere a questa infanzia triste e difficile. Poi Craig cresce e nel pieno dell’adolescenza, a 17 anni, viene mandato all’ennesimo campo giovanile cristiano, dove conosce Raina e immancabilmente si innamora. Tutto in Craig esprime insicurezza, dagli abiti larghi, alle spalle curve, i suoi modi di fare un po’ impacciati e persino il continuo combattere tra precetti religiosi troppo rigidi – che lo guidano in ogni azione e scelta – e la voglia di lasciarsi andare alla passione, all’amore… e agli ormoni.
Quel Craig un po’ imbranato ispira una grande tenerezza e simpatia e penso che sia inevitabile fare il tifo per lui quando tenta di conquistare Raina, volubile, libera e pure parecchio incasinata. Lui sentimentale – 17 anni un po’ stucchevoli – e lei alle prese con una famiglia complicata e sull’orlo del precipizio, tanti amici, più di uno spasimante, sicura ed estroversa. Un primo amore combattuto, nel quale probabilmente in tanti ci riconosciamo.

Il tratto di Thompson mi ha letteralmente catturata e non c’è stato bisogno del colore per portarmi in Wisconsin, tra la neve che cade senza sosta e i fiocchi che sembrano quasi danzare tra le pagine del libro.

Blankets

Numerosi sono i pattern, originali e ben curati: dalla trapunta a patchwork cucita da Raina, al vortice dei colori che vengono mescolati nei barattoli, il groviglio di rami che si stagliano verso il cielo e i suoni della notte…

Blankets
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L’onnipresenza della neve, fin dal primo incontro dei due ragazzi, sigilla in qualche modo questo amore adolescenziale, ancora puro, innocente e fatto di prime volte, di tentativi un po’ maldestri, paure e sogni a occhi aperti. Almeno da parte di Craig. Raina sembra invece più esperta e padrona delle proprie emozioni e la matita di Thompson non manca di idealizzarla: è bellissima, spontanea, sembra persino sicura – ma a 17 anni chi lo è? – e decide lei fino a che punto spingersi e quando fermarsi. Anche con i fratelli è un vero angelo, materna con Laura e Ben e accondiscendente con Julie; nettamente più responsabile di un adulto sembra saper dosare alla perfezione amore, affetto e polso. Craig al contrario non si dipinge – letteralmente – mai benissimo: goffo e fratello maggiore per niente esemplare, incapace di difendere Phil, ma prima ancora se stesso, dai genitori severi, dal babysitter e dai compagni prepotenti. Un atteggiamento comune, in realtà… scagli la prima pietra chi, da piccolo, ha mai protetto un fratellino. (Parola di sorella minore!)
Ma chi ne esce peggio sono indubbiamente i genitori, sia di Raina che di Craig. I primi, talmente intenti a salvare o rompere definitivamente i rapporti non si accorgono di usare i figli come mezzo, trasferendo a loro il dolore della separazione. Gli altri due sono invece incomprensibili ai miei occhi: venendo da un’educazione profondamente laica non posso non sentire l’asfissia di una vita succube di precetti, che inevitabilmente influisce sulla serenità dei figli. Figli che, tra queste pagine, non ricevono mai una carezza, non uno sguardo gentile o una parola affettuosa. A conclusione di tanto incasellamento e tanta freddezza, credo che calzino a pennello le parole di Craig, ormai adulto:

«… la Bibbia, le Chiese, i dogmi… non fanno che innalzare barriere tra gli individui e le culture. Negano la bellezza della condizione umana, e si rifiutano di vedere tutte quelle lacune, che tocca all’individuo colmare».

Sono tanti i temi trattati, per lo più con delicatezza e con una certa dose di auto-ironia. Giunta all’ultima pagina non mi sono però sentita presa nel profondo. Bellissimi i disegni, l’atmosfera, certi momenti… ma (eh sì, c’è un però) la storia di per sé non mi ha lasciato molto. Non la forte emozione che immaginavo.

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